Lavorare a Londra come infermiere: mi conviene o meno?

Il Big Ben, Westminster, Trafalgar Square, il Tamigi, lo Shard…Londra rappresenta una delle mete turistiche più visitate al mondo, sede di molti monumenti iconici.

Veduta dello Shard (“scheggia”), il grattacielo più alto di Londra.

Tuttavia, anche pochi giorni di permanenza nella capitale britannica sono sufficienti per permettere, al turista medio, di confrontarsi – e scontrarsi – con l’elevato costo della vita nella capitale britannica.
Quando un caffè espresso allo Starbucks (uno dei più economici) costa circa 1.80£ e per una cena non si spende, praticamente mai, meno di 20 pound a testa, è logico farsi un’idea di una città splendida da visitare, ma miserabile da vivere, per chi non dispone di un portafogli bello gonfio.

Pertanto, nei miei quasi 4 anni di permanenza londinese, mi sono spesso dovuto trovare a chiarire le mille perplessità di chi era fortemente attratto dal lavoro come infermiere nel Regno Unito, ma preferiva evitare la capitale, nonostante la facilità di spostamento da e per l’Italia, per il timore di bruciare gran parte dello stipendio in affitti ed acquisti di prima necessità.

Ho sempre premesso, con chi mi chiedeva delucidazioni, che il concetto, secondo cui “chi vive a Londra fa una vita da fame”, è un luogo comune, fondato in gran parte su pregiudizi e sul sentito dire. Non si naviga nell’oro, questo è sicuro. Ma non credo che un infermiere stanziato a Roma, Milano o Torino abiti in ville lussuose e guidi una Lamborghini: vivere in una capitale ha i suoi pregi e difetti, ma, come vi illustrerò in questo articolo, dati alla mano, è possibile condurre una esistenza assolutamente dignitosa. Levandosi anche diversi sfizi, credetemi. A patto di accettare alcuni compromessi.

Ma se si parte dal presupposto di voler emigrare e non avere intenzione di adattarsi, almeno nei primi anni, allora nessun posto fuori casa fa per voi.
Vediamo allora di sfatare alcuni miti e pregiudizi.

In positivo ed in negativo.

1. GLI STIPENDI.

Con 1.500 sterline al mese, a Londra, non ci campi”. Questo è uno dei commenti più ricorrenti che leggo. Non saprei, dire, sinceramente, da dove nascano certe cifre, da altri gonfiate invece come dirigibili, tanto da leggere somme di 3.000 o addirittura 4.000 pound.

Cifre verosimili, solo se si è agency e si lavora quasi tutto il mese.
Non serve inventarsi numeri o chiedere al cugino dell’amico: gli stipendi dei dipendenti NHS, le pay scales, sono liberamente accessibili online.

Tabella delle pay scales 2018/2019 (fonte: NHS Employers)

Le somme indicate in tabella sono lorde, ma non considerano un elemento essenziale, per chi decide di trasferirsi a Londra: l’high cost area supplement, ovvero la maggiorazione prevista proprio per compensare l’alto costo della vita.

Per chi lavora nell’inner London, l’NHS offre una maggiorazione del 20% sul salario, che scende al 15% per chi è impiegato in ospedali nella fascia dell’Outer London, ovvero nei sobborghi.
L’high cost area supplement, senza ombra di dubbio, è il peso che mette di nuovo i due piatti della bilancia sullo stesso piano.

Lista dei borough dell’Outer London (fonte: Wikipedia)

Alle cifre appena esposte, che riguardano comunque un salario base, bisogna poi aggiungere tutta una serie di ulteriori indennità, che attengono ad una costante del lavoro infermieristico, ovvero la copertura di turni notturni e festività: notti e sabati, infatti, sono maggiorati del 30%, domeniche e festività (bank holidays), del 60%. Per non parlare dei turni di lavoro straordinario, retribuiti, attraverso il sistema del bank, in misura assai superiore, con cifre che oscillano, a seconda delle agencies, tra i 18 ed i 23 pound/ora, per un band 5. Ma è possibile anche concordare pagamenti superiori, se si è disposti a muoversi su più ospedali, lavorando come agency nurse (equivalente ad un freelance, un libero professionista).
In buona sostanza, dopo un annetto di servizio, con un contratto a tempo indeterminato, tra notti e festività è facile toccare punte di 2.000£ mensili, destinate a salire ulteriormente, quasi automaticamente, ogni dodici mesi, grazie agli incrementi interni alla fascia contrattuale.

2. GLI AFFITTI.

A Londra si vive in tuguri carissimi“. Inutile nascondersi dietro un dito: è vero che, nella capitale, gli affitti sono salati. Non è pensabile di trovare una camera doppia decente, in un’area semiperiferica, (zone 2-3), scendendo sotto le 550/600 sterline mensili. Bills (bollette) escluse, generalmente, anche se le utenze (gas, luce ed acqua) costano in UK meno, molto meno che in Italia. Ed è anche vero che lo stato di manutenzione degli alloggi…beh, lascia spesso a desiderare, specie per quanto riguarda gli infissi. Cercare una stanza od un appartamento a Londra è facilissimo, cercarne uno in buone condizioni richiede un maggiore investimento di tempo.
Ma non è un’impresa disperata.

Tralascio qui ogni considerazione su un ipotetico mutuo, non tanto perché, anche in questo caso, i costi sono elevatissimi (difficile scendere, per la piena proprietà di un trilocale, sotto le 250.000/300.000 sterline), ma soprattutto perché questa è un’idea che vi attraverserà la testa non all’inizio della vostra permanenza nella capitale, ma solo dopo alcuni anni. I mutui sono comunque offerti a tassi d’interesse vantaggiosi e le formule di acquisto numerosissime. Tornando all’affitto, è quasi garantito che sperimenterete l’ebbrezza della condivisione, a meno che non siate in coppia. In questo caso potreste optare per uno studio flat, ovvero un monolocale, per il quale, però, scenderete a fatica sotto i 900£ mensili (sempre in zona semiperiferica). Non tutto il male viene per nuocere: condividere un alloggio può creare infiniti problemi di convivenza (specie se si ha a che fare con coinquilini poco attenti all’igiene), ma alle volte è anche un modo per creare o consolidare amicizie.

Per coloro che venissero assunti da un Trust dell’NHS, inoltre, esiste la possibilità di essere accolti in una accommodation, ovvero una residenza, costruita dallo stesso ospedale per accogliere i suoi dipendenti. Le camere, specie se singole, sono in genere un po’ piccole, e si è costretti a convivere nello stesso appartamento (ma in stanze diverse) con sconosciuti che vanno e vengono, ma i prezzi sono calmierati ed i trasporti azzerati, perché in genere le accommodation sono costruite accanto od a brevissima distanza rispetto alla struttura ospedaliera.

Tuttavia, considerata la housing crisis, ovvero la penuria di alloggi disponibili a Londra, che interessa anche le proprietà immobiliari dell’NHS, ottenere un appartamento in accommodation è diventato più complicato e le liste si sono allungate, ma non è affatto un’impresa impossibile.

3. I TRASPORTI.

Finalmente una nota positiva. Lo stress dell’auto è ignoto a milioni di londinesi. I trasporti pubblici si sviluppano seguendo i percorsi di una rete immensa, seconda a poche altre al mondo, attraversata da mezzi efficienti, che percorrono la stessa linea anche a distanza di 1-2 minuti dall’altro, negli orari di punta. Il traffico di Roma o Milano è, per questa ragione, non paragonabile a quello londinese: raramente mi è capitato di osservare, nella capitale, lunghe file di macchine incolonnate.
Usare l’auto è inutile, costoso e controproducente, specie su lunghi tempi di percorrenza.
Per utilizzare i mezzi pubblici, basta sottoscrivere un abbonamento periodico (Travelcard) alla Oyster card, ovvero pagare una quota settimanale, mensile, trimestrale o perfino annuale.
Con la Oyster è possibile utilizzare qualunque mezzo pubblico, dall’autobus, alla Tube, la famosa metropolitana, fino ai treni di superficie (Overground, DLR, anche treni della rete ferroviaria regionale), dimenticando benzina, assicurazione, manutenzione e rata dell’automobile.
Nella tabella di seguito, vi espongo i prezzi aggiornati di una Oyster, a seconda delle zone coperte:

Un’alternativa ancora più economica è la bicicletta, che ho utilizzato, a causa della mia pigrizia, solo per un breve periodo: personalmente, preferisco camminare ed utilizzare un mezzo pubblico.
Milioni di londinesi, ogni mattina, saltano in sella. Londra è estremamente cycle-friendly, ovvero dispone di una rete di centinaia di chilometri di piste ciclabili (ma l’Olanda e la Germania, in confronto, fanno meglio). Tuttavia, dato il traffico comunque presente – seppur mai esagerato – nella metropoli, è caldamente consigliabile dotarsi di equipaggiamento protettivo e prestare molta attenzione, poiché gli incidenti, anche mortali, non sono pochi.

4. LA SPESA AL SUPERMERCATO.

Alcune settimane addietro, lessi di un’esperienza negativa raccontata da una collega oriunda, nella quale affermava che, per mettere da parte qualche soldo, bisognasse ridursi a mangiare “scatolette”.
Davvero non comprendo quali vicende l’abbiano portata ad una affermazione così estrema e paradossale. Da quando mi sono trasferito nel Regno Unito, mi sento spesso chiedere, specie dai miei parenti, “Cosa mangi?”.
La mia risposta è sempre la solita: “Praticamente quello che mangiavo in Italia”.
Non soltanto perché i supermercati abbondano di cibi italiani, anche di marca (negli off licence, i minimarket a conduzione familiare, poi, è ancora più facile trovare prodotti di brand a noi comunissimi, come Barilla, De Cecco, Mulino Bianco, Cirio), ma anche perché i prezzi sono più che abbordabili. In più, non manca la scelta per chi vuole risparmiare, anche sui prodotti per la casa: la celebre catena Poundland propone tutti le sue merci, anche di buona qualità, ad 1£ (per l’appunto), mentre al Lidl (sì, c’è anche in Gran Bretagna), al Morrison ed all’Asda troverete molte offerte economiche. I famosi Tesco e Sainsbury’s, molto più capillarizzati nell’area urbana londinese, offrono comunque una varietà enorme di prodotti a prezzi contenuti, mentre Waitrose e Marks and Spencer sono tradizionalmente destinati ad una clientela un po’ più abbiente e “sofisticata”.

Insomma, fare la spesa in un supermercato londinese implica davvero minime differenze, rispetto ad una nel Belpaese.

In una giornata ordinaria, ho stimato che un individuo adulto arrivi mediamente a spendere un totale di 10-15 £ per acquistare i cibi necessari a pranzare e cenare.

5. IL TEMPO LIBERO.

L’offerta della metropoli britannica, da questo punto di vista, è incommensurabile ed adattabile a tutte le tasche. Tanto per cominciare, i musei di rilevanza nazionale (come il British Museum, la National Gallery, il Victoria&Albert Museum, il Natural History Museum) sono gratuiti. Potete entrare ed uscire tutte le volte che volete. Se volete dissetare la vostra sete di cultura, avete solo l’imbarazzo della scelta. Se invece desiderate un po’ di relax nella natura, i parchi sono numerosi e spesso immensi. Vi potrete camminare per ore, o sedervi per un picnic, altra tipica abitudine British.
Come lo è anche spendere alcune ore, dopo il lavoro, in un pub, bevendo, con 5/7 pound, la classica pinta di birra. Quando invece lo stomaco brontola…beh…non posso davvero esaurire, in poche parole, l’immensa offerta culinaria londinese. Nessuna città in Europa offre la stessa varietà e diversità. Chi volesse sperimentare, non deve far altro che lasciarsi andare alle voglie e fantasie del momento, gustando la cucina turca, libanese, vietnamita, thailandese…per cifre che oscillano in genere, vini esclusi, sui 25-30£ (quella turca è comunque tra le più economiche e tra le mie preferite). Ovviamente, abbondano i ristoranti italiani, frequentatissimi dagli inglesi. Sappiate però che i prezzi non sono decisamente quelli della trattoria di campagna in Italia: la cucina italiana è considerata da gourmet, per cui non sorprendetevi di spendere 10£ per un piatto di pasta “alla bolognese” (con il ragù) o per una pizza Margherita (anche se alcune catene, come quella di Franco Manca, la propongono a prezzi più contenuti, tra le 6 e le 7 sterline).
Patiti del fitness? Desiderosi di tornare in forma? Un abbonamento mensile, nelle più famose catene di palestre, costerà mediamente sulle 40£, ma non dimenticate che molti borough, i nostri municipi, dispongono di leisure center, ovvero i centri sportivi di zona, puliti ed attrezzatissimi, compresi anche di piscina (i prezzi sono simili, ma si può scegliere tra una grande varietà di proposte).
I dipendenti dell’NHS, in generale, godono poi di una infinita serie di convenzioni, non solo per quanto riguarda il tempo libero, ma anche lo shopping: esistono, in proposito, appositi programmi di affiliazione, gratuiti o con costi ridicoli (la Blue Light Card, per esempio, costa 5£ l’anno).

Nonostante il costo della vita elevato, perciò, traspare chiaramente il fatto che, come ogni giorno fanno milioni di persone, a Londra si possono realizzare le proprie aspirazioni professionali, vivendo, al contempo, più che dignitosamente.

E’ questo il nodo: la qualità della vita.
Siamo professionisti, non espatriamo per andare a mangiare un tozzo di pane ammuffito in un sottoscala. Meritiamo ed abbiamo diritto ad un tenore di vita soddisfacente.
La “fame” possiamo farla benissimo a casa nostra, ragionando per assurdo.
Vivo a Londra da oltre tre anni e mezzo, abitando sempre in zona 2: vi garantisco personalmente, perciò, che è possibile lavorare e vivere qui da infermieri. Anche per tutta la durata della vostra carriera. La decisione spetta a voi.

Luigi D’Onofrio

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