Trump vuole privatizzare l’NHS? Stiamo guardando dalla parte sbagliata.

Allarmante tabella, courtesy of Daily Mirror.

Dopo la Brexit, che potrebbe concretizzarsi, deal o no deal, tra qualche settimana, la Gran Bretagna si troverà nella situazione di dover stringere accordi commerciali con i paesi extra – UE con una certa fretta, se non vuole essere tagliata fuori dal commercio internazionale.

Gli Stati Uniti lo sanno perfettamente e Donald Trump, con il suo personale stile, l’ha fatto capire molto bene.

In occasione della sua visita ufficiale a Giugno, il Presidente degli Stati Uniti si è infatti fatto sfuggire una frase che ha fatto venire un infarto alla classe politica di qua dell’oceano: “The NHS is on the table – l’NHS e’ sul tavolo (negoziale, n.d.A.)”.

Salvo poi, di fronte ad alzate di scudi bipartisan, ritrattare tutto.

Più recentemente, Boris Johnson, nella veste di Primo Ministro e fautore di una no-deal Brexit incomprensibile ai più, si è affrettato ad assicurare che, nei futuri colloqui con Trump, il servizio sanitario nazionale non sarà oggetto di discussione. 

L’integrità del servizio sanitario nazionale è argomento sensibilissimo in Gran Bretagna.

L’NHS, o meglio il concetto di NHS, è feticcio, vanto e ossessione dei britannici. È il primo vero sistema sanitario universale, gratuito per tutti, finanziato attraverso le tasse. Tutti amano l’NHS, amano parlarne, amano lamentarsene. Politici di ogni schieramento declamano almeno una volta alla settimana di volerlo difendere dagli artigli della privatizzazione e del profitto.

Per questo la frasetta di Trump ha causato un tale scompiglio.

In realtà, se si guarda bene, il bersaglio è un altro.

Non è l’NHS, i suoi ospedali che cadono a pezzi, le sue prestazioni spesso obsolete, sempre più per una massa di persone che non si potrebbero permettere comunque delle cure private e un’assicurazione sanitaria. Il mercato sanitario britannico, infatti, è già da anni accessibile ai privati, di ogni nazionalità.

Il bersaglio vero sono i farmaci.

In particolare, i prezzi dei farmaci, le agenzie del farmaco nazionali e tutti quegli apparati statali e comunitari che consentono ai servizi sanitari europei – ed ai consumatori – di pagare i farmaci molto meno che negli Stati Uniti. Dieci, anche cento volte meno.

Agli occhi dell’amministrazione Trump, la ragione per cui negli USA si pagano troppo i farmaci è perché in Europa non li pagano abbastanza. 

L’NHS, quindi, non è on the table, lo è invece il NICE (National Institute for Health and Care Excellence).

Il NICE, oltre ad essere quell’agenzia che pubblica linee guida per il trattamento di una varietà di situazioni e di patologie, è l’agenzia che decide quali farmaci vengono adottati dall’NHS, con che modalità ed a che prezzo.

Il NICE è, agli occhi delle grandi case farmaceutiche mondiali, una bestia difficile da trattare. Ha strettissimi criteri di adozione dei nuovi farmaci all’interno del prontuario inglese, il BNF.

I nuovi farmaci o dispositivi medici sono sottoposti ad un Health Technology Assessment, che ne valuta sicurezza, efficacia e rapporto costo-efficacia, e adottati se:

1 – sono scientificamente provati efficaci secondo studi clinici molto rigorosi. Molto più rigorosi del classico randomized trial commissionato dalle pharma, parte del marketing del farmaco;

2 – l’efficacia è statisticamente significante, e per un numero significativo di Quality-Adjusted Life Years (QALYs). Il QALY è un indice che combina la durata della vita con la qualità della stessa e viene utilizzato per ponderare l’efficacia degli interventi sanitari;

3 – Il prezzo netto è cost-effective. Il NICE ha il mandato di spendere i soldi dell’NHS in maniera equa ed efficiente.

Altre agenzie del farmaco continentali hanno più o meno lo stesso funzionamento. I farmaci sono valutati da agenzie governative, e l’acquisto è centralizzato. È per questo che i pazienti europei pagano i farmaci molto meno che in USA. Questo video di Vox lo spiega piuttosto bene:

Il NICE però, a detta degli addetti ai lavori, è tra le agenzie più severe a livello scientifico, per cui se vogliono che un medicinale sia adottato dall’NHS, si devono fare studi seri.

In più, operando da barriera d’ingresso ad un mercato immenso, negozia in modo durissimo sui prezzi.

Per questo motivo, un trade deal, con un Regno Unito che ha assoluto bisogno di accordi bilaterali – essendosi cacciato fuori da solo dall’area UE – è il sogno proibito delle case farmaceutiche americane e della classe politica americana.

È infatti un’occasione d’oro per costringere il NICE ad avere criteri scientifici più laschi per l’adozione di nuovi farmaci, costringere il Regno Unito ad accettare prezzi più alti, nonché – a livello di politica interna – per riequilibrare la percezione secondo la quale negli Stati Uniti si pagano i farmaci troppo, perché in Europa si pagano troppo poco.

L’ha detto anche, a chiare lettere, Alex Azar, ministro della sanità statunitense ed ex presidente di una casa farmaceutica, la Eli Lilly: “we pay less, they pay more”. Solo che era il 2018 e non era Trump, quindi non se ne sono accorti in molti. 

Così, mentre Jeremy Corbyn, velleitario leader del Labour Party, twitta a Trump dicendo di togliere le mani dall’NHS e si firmano petizioni contro la privatizzazione, non ci si accorge che per mettere in ginocchio l’NHS non serve privatizzare. Basta un trade deal fatto bene.

Serena Ruffoni

Italian Nurses Society

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